Monteverde (colle di Roma)

Monteverde Vecchio è una zona del quartiere Gianicolense, incluso dal nuovo Piano regolatore del 2002 nella “città storica”.

Il quartiere di Monteverde Vecchio è sorto intorno a strade previste dal Piano Regolatore del 1909. Si snoda intorno al rettifilo di via Carini che inizia quasi davanti alla storica porta San Pancrazio e arriva con diverse denominazioni nei pressi di Ponte Bianco, ponte ferroviario degli anni Venti, ai confini del quartiere. A un certo punto,la via Carini si allarga nella Piazza Rosolino Pilo, vero centro del quartiere, dove sorge la chiesa parrocchiale “Regina Pacis”.

Inquadramento territoriale e confini

Il nucleo più vecchio della zona occupa la collina tufacea di Monteverde. Essa fa parte delle ultime colline che si trovano sulla sponda destra del Tevere.

Le altre colline sulla sponda destra sono: Monte Mario, il Vaticano e il Gianicolo, mentre i celeberrimi sette colli storici si trovano sul lato sinistro del fiume.

La zona è sorta intorno a due nuclei inizialmente distinti: Monteverde Vecchio, che occupa principalmente la sopra citata collina, e Monteverde Nuovo, che incominciò a formarsi a valle di questa, verso i Colli Portuensi.

Curiosamente, a dispetto del nome, i due nuclei, ormai saldati tra loro, sono praticamente contemporanei: entrambi furono decisi, nei principali assetti viari, dal piano regolatore del 1909.

Origine del nome

Il toponimo potrebbe fare riferimento al tufo di colore verde-giallognolo che veniva estratto dalle cave che un tempo costellavano la zona, analogamente al termine Mons Aureus, ossia Monte d’oro.

Storia

Il quartiere è ricco di testimonianze storiche, essendo prossimo alla città antica, poiché sorgevano qui gli Orti di Cesare, numerosi luoghi di culto pagani ed alcune catacombe ebraiche e cristiane, tra cui quelle di Ponziano e di San Pancrazio, al di sotto dell’antichissima Basilica omonima. Nell’antichità era attraversato dall’attuale via di Monteverde, che era un diverticolo della via Portuense, e il cui tratto iniziale è oggi individuabile nella via Parini, e dalla via Vitellia che collegava il Gianicolo con la costa tirrenica.

Nel Seicento, dalla fusione di diverse vigne fu realizzata a nord del quartiere la villa Doria Pamphilj, oggi il parco pubblico più grande di Roma, al cui interno sorge il Casino progettato da Alessandro Algardi e che fu espropriato e poi aperto al pubblico nel 1972. L’area della villa, insieme col Vascello e porta San Pancrazio, fu teatro nel 1849 di cruente battaglie per la difesa della Repubblica Romana.

Sulla base del piano regolatore del 1909, nell’area più prossima alle Mura è avvenuta agli inizi del Novecento la prima espansione urbana di Monteverde Vecchio (via Carini e piazza Rosolino Pilo), caratterizzato da villini signorili con giardino, inclusi dal vigente piano regolatore nella “città storica”. L’edificazione è poi proseguita durante il fascismo con le case popolari (soprannominate “i grattacieli”) nella vallata di via di Donna Olimpia (occupata un tempo dal fosso di Tiradiavoli fino al Ponte Bianco, struttura ferroviaria degli anni venti), con l’ospedale del Littorio, oggi San Camillo, e con le palazzine sull’altro rilievo di Monteverde Nuovo, incentrato su piazza San Giovanni di Dio. Solo nel secondo dopoguerra è invece cominciata l’edificazione dei Colli Portuensi, in concomitanza con l’apertura dell’omonima strada come parte della via Olimpica.

Un quartiere “bene”, tra vip, stranieri e romani doc

Quartiere popolare, proletario e di sinistra ma con zone molto “in” dove abitano o hanno abitato attori come Nanni MorettiCarlo Verdone, musicisti come Nicola Piovani, che spesso pranza al ristorante Il Focolare con Roberto Benigni, ma anche luogo di artisti come il mago Silvan, politici come Massimo D’AlemaGiovanna Melandri e Gianfranco Fini, ma monteverdina è anche l’attuale presidente della Camera Laura Boldrini, giusto per fare qualche nome. In effetti Monteverde, immortalata nelle prime, straordinarie immagini della Grande Bellezza di Paolo Sorrentino, è un’oasi di cultura pop, un luogo dell’anima, un cammeo nel verde della Roma dei piani alti, con le sue ville e i suoi giardini, il panorama, la socialità, l’integrazione, con una forte presenza di stranieri “romanizzati” che vivono tra le mura storiche dell’epopea garibaldina.   Monteverde, Vecchio e Nuovo, è forse l’unico quartiere di Roma che possa ancora definirsi tale, insieme a Testaccio e Trastevetere, un contesto dove i ricchi e i meno abbienti convivono in una miccroeconomia nella quale ad ogni esigenza corrisponde un nome, un servizio una persona, un monteverdino.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Chiedimi le informazioni che vuoi
Powered by

Compare