Investimenti: il negozio rende più della casa

Prezzi  in ribasso, affitti che crescono (o restano stabili) e rendimenti potenziali lordi “doppi” rispetto alle abitazioni. È il cocktail vincente che sta spingendo molti investitori privati ad abbandonare il residenziale e strizzare l’occhio al settore dei negozi come opportunità di investimento. Nel commerciale, infatti, si può puntare tranquillamente al 7% di rendimento lordo.

MENO RISCHIO, MENO PROFITTO

Sono numeri che vanno ragionati. A un alto rendimento corrisponde sempre un maggior grado di rischio, perché a seconda della zona e dell’affidabilità del conduttore salgono le possibilità di andare incontro a morosità o locali sfitti. Problema scongiurato, almeno sulla carta, nelle arterie principali. In alcune strade commerciali, il rendimento può anche scendere sotto il 3%, mentre il 10% è difficilissimo da ottenere. Puntare al 7% è un obiettivo corretto.

OPPORTUNITÀ DIFFERENTI SUL TERRITORIO

A Roma (prezzi e canoni stabili), in zona San Giovanni in Laterano, 300mila euro spesi per 30 mq si possono affittare a 19.200 euro (6,4%), mentre rischiando in zona Tiburtina, in via Durantini , si può puntare all’8 per cento.

OPZIONE FRANCHISING O RISTRUTTURAZIONE

Due punti rimangono a sostegno dell’investimento: «In primo luogo, nella gran parte dei casi gli immobili commercializzati sono già locati con un contratto in essere, il che permette di stimare i tempi di ritorno dell’investimento e dà un certo grado di certezza». E poi, la localizzazione fisica in una via di passaggio comincia a perdere importanza. «Soprattutto nel food ,  molti giovani aprono catene di ristorazione o di somministrazione anche in vie laterali, che attirano ugualmente clienti grazie a un’ottima promozione sui social. «Un’alternativa per spuntare rendimenti più alti, ma sempre in location poco rischiose, è puntare a un immobile da ristrutturare»,

Una buona opportunità è rappresentata dai negozi in franchising, grazie alla crescente domanda di locali da parte di chi vuole avviare un’attività affiliata a una catena nazionale. Secondo un recente rapporto di Confimprese, infatti, entro l’anno dovrebbero concretizzarsi un migliaio di nuove aperture. I comparti più dinamici sono quelli della ristorazione e del fashion.  Le catene – evidenzia il report – preferiscono presidiare i centri storici dove le vetrine intercettano l’interesse dei clienti di passaggio.

IL PESO DELLE TASSE

Se si passa dallo studio delle opportunità potenziali a quelle concretamente effettuate e si allarga lo sguardo a tutto il territorio, il mercato è però spaccato. «Certo i principali capoluoghi hanno dinamiche interessanti e si può rintracciare un interesse crescente da parte dei privati. Ma se guardiamo al complesso dei comuni italiani, non vediamo certo un gran risveglio di acquisti sui negozi, anzi, il settore è in sofferenza e in molti centri ci sono negozi sfitti che peggiorano il contesto sociale» .

Infine, non bisogna sottovalutare il peso della tassazione. In genere, come minimo il 45-50% del rendimento lordo se ne va in tasse.

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